Four Seasons Four Hands

Quando si dice Quattro Stagioni si pensa subito a Vivaldi ed ai suoi concerti. Il prete rosso non è stato però l’unico compositore a cimentarsi con questo tema, basti pensare a F.J. Haydn con il suo ampio oratorio Die Jahreszeiten oppure ai pezzi pianistici Les Saisons di Pyotr Ilyich Tchaikovsky. Questo disco è però dedicato alle Stagioni composte da due autori del novecento, molto distanti fra loro e contemporaneamente affini: Yoshinao Nakada e Astor Piazzolla.

Distanti per ovvi motivi: giapponese il primo, argentino il secondo; attento alle delicate sfumature e al suggerito più che all’espresso Nakada, lacerato fra forti contrasti e passioni Piazzolla; felicemnete melodico il primo, ispirato da una ritmica incessante e trascinante il secondo. Eppure a ben guardare non mancano i punti di contatto fra i due compositori. Innanzitutto l’anagrafica: solo due anni separano la nascita di Nakada da quella di Piazzolla ed otto anni le loro morti; in secondo luogo l’attaccamento alle radici popolari, rappresentate dalle canzoni popolari e dall’interesse per gli aspetti poetici della natura in Nakada e, naturalmente, dal Tango, con tutte le sue implicazioni sociali ed emotive, in Piazzolla; infine dal carattere ormai cosmopolita della loro tecnica compositiva, assimilata attraverso lo studio dei classici e dei contemporanei, soprattutto europei, grazie alla quale entrambi riescono a trasmetterci immediatamente la natura più profonda del loro universo musicale.